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I Cercatori d'oro ( Perù )

Nel letto del fiume Marañon, che nasce sulla sierra andina e scorre nella profonda valle a ovest di Chavìn de Pariarca per confluire poi nel Rio delle Amazzoni, ho incontrato i cercatori d'oro. Si fa fatica a credere che nel 2009 esistano ancora i cercatori d'oro; invece, lungo tutto il bacino amazzonico, nei punti dei fiumi in cui affiora una vena aurifera o si raccolgono depositi dalle montagne dove, fin dall'epoca precolombiana, si trovavano miniere di metalli preziosi, una piccola pattuglia di uomini si immerge ogni giorno nelle acque del fiume, per estrarre granelli e, se va bene, piccole pepite d'oro. Eccomi a Chuquibamba, un gruppo di case ai bordi del Marañon, a pochi chilometri di distanza da Chavìn de Pariarca (e circa 800 metri più in basso). Qui ho parlato con uno dei "padroncini", i proprietari delle piccole chiatte su cui si svolge il lavoro. Ciascun padroncino paga una "tassa di sfruttamento" alla comunità locale (a Chuquibamba si tratta di 500 soles, circa 125 euro, per una "campagna" di tre mesi) e assolda due o più "buscadores", gli operai che fanno la parte più dura del lavoro: restare immersi per ore nell'acqua gelida del fiume, scavandone il letto e tenendo in posizione l'estremità di un tubo che aspira in superficie la sabbia e i detriti. Il materiale arriva sulla chiatta, dove viene filtrato da un setaccio, fino a lasciare sul fondo una fanghiglia in cui si trovano granelli più o meno grandi d'oro. I pezzetti (pepitas) più grossi vengono estratti a mano; per gli altri, si mescola alla sabbia il mercurio, che aggrega l'oro separandolo dalla sabbia, e viene poi a sua volta separato dall'oro strizzando la mescla in uno straccio. Non si lavora tutti i giorni, ma solo quando l'acqua è limpida e non piove; ogni giorno ciascuna chiatta estrae dai 15 ai 30 grammi d'oro, che viene venduto ai mercanti che arrivano da Lima per 70 soles al grammo. Una chiatta costa circa 16.000 soles, e la paga giornaliera di un buscador è di 60-70 soles, ovviamente solo nei giorni in cui si può lavorare; questo significa comunque un salario decisamente più alto di quello dei normali operai o dei campesinos, a prezzo ovviamente di un lavoro faticoso e rischioso. La persona con cui ho parlato mi raccontava che ogni anno, in quella zona, muore almeno un operaio; l'anno scorso ne sono morti cinque, di solito perché dalle buche sul fondo, che possono essere profonde fino a quattro-cinque metri, cadono pietre che colpiscono chi sta sul fondo col tubo aspirante. Lavorano anche i bambini, quelli più piccoli aiutando a riva e a bordo delle chiatte, poi, dai 13-14 anni, immergendosi anche loro. Il figlio del padroncino avrà avuto 11 anni, e ci ha raccontato che per andare a scuola sale ogni giorno a Chavìn de Pariarca a piedi, lungo il sentiero, un'ora e mezza di cammino (per lui, perché uno di noi ci mette quasi il doppio...). Ho chiesto a don Stefano come fanno i "padroncini" ad avere i soldi per acquistare una chiatta, dato che, considerando che il salario medio da queste parti è di 5-600 soles al mese, 16.000 soles sono una cifra davvero enorme; mi ha risposto che molti di loro han messo da parte i soldi ai tempi d'oro del traffico di coca, mentre altri hanno lavorato per anni come "buscadores", mettendo a poco a poco da parte i soldi per mettersi in proprio. Sul fiume nella zona di Chuquibamba ci sono una settantina di chiatte al lavoro; altre ne ho viste più a monte, tornando a Huànuco. L'inquinamento e le intossicazioni da mercurio sono un problema importante, in tutto il bacino amazzonico. Ma da queste parti, il valore che si da alla salute e alla vita stessa è molto diverso dai nostri parametri.